workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

workshops musik arte film forum Meditation TheateR

All'interno dello storico Deutschhaus – antica sede dell'Ordine Teutonico – il Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno unisce passato e presente. In sale impreziosite da affreschi barocchi, la storia della città dialoga con le tematiche sociali di oggi.

Il fulcro della collezione è il monumentale altare a portelle in stile tardogotico realizzato da Hans Multscher nel XV secolo. L'esposizione è arricchita da oggetti legati alla storia delle corporazioni e dell'artigianato, che offrono uno spaccato dell'evoluzione sociale ed economica di Vipiteno.

Il museo si propone come un luogo di scambio dinamico: mostre, visite guidate ed eventi invitano a vivere la storia come una realtà aperta, mettendola in relazione con le questioni del presente e del futuro.

Orari di apertura: maggio–ottobre, giovedì–sabato 10:00–12:30 e 14:00–17:00; a luglio e agosto aperto anche il martedì e il mercoledì. Chiuso il lunedì, la domenica e nei giorni festivi.

Prezzi: Adulti 5,00 euro / bambini e studenti sotto 27 anni 2,50 euro / bambini sotto 6 anni, persone con una disabilità e l’accompagnatore, guida turistica, membro dell’ICOM, stampa graduito / visita guidata (serve iscrizione, fino a 25 persone) 20,00 euro

Mehr lesen Weniger lesen

Programma

Programma

Programma

Programma

Programma

Programma

Programma

de
it
16/05 - 31/10
#Kunst
Santa o sgualdrina - Essere donna in Italia
#Kunst
de
 + 
it
16/05/2025

Inaugurazione

In pochi altri paesi europei gli stereotipi femminili sono così diffusi e contraddittori come in Italia. Sotto l'influenza della Chiesa cattolica, del fascismo e dei media, si sono consolidati in particolare due modelli di ruolo contrapposti: la puttana e la santa. Gilli e Bachmann indagano cosa significhi oggi essere donna in Italia e, attraverso ritratti fotografici e storie personali, contrappongono realtà di vita sfaccettate ai cliché più comuni.

In dialogo con la mostra tuttora in corso "Den Aufstand proben" (Provare la rivolta) e con il patrimonio storico del museo, l'esposizione crea uno spazio di riflessione sui rapporti di genere, sulla partecipazione sociale e sugli spazi di azione. Passato e presente entrano così in dialogo, riesaminando temi centrali del museo – quali la partecipazione decisionale, le dinamiche sociali e il cambiamento della società.

Il museo concepisce la mostra come un contributo a un dibattito attuale che sta assumendo sempre maggiore rilevanza, alla luce delle "echo chamber" digitali e di fenomeni come la cosiddetta "manosphere".

Luogo

Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno, Via della Commenda 11, 39049 Vipiteno

de
it
02/05 - 31/10
#Kunst
Tentare una ribellione
#Kunst
de
 + 
it

Arte contemporanea e storia si incontrano: la mostra intreccia posizioni artistiche attuali con gli spazi e gli oggetti del museo e si chiede come oggi si parla di potere, partecipazione e resistenza. Al centro della mostra si trova opere che rielaborano in modo ludico, critico o poetico temi come l’oppressione, i ruoli di genere e i conflitti sociali.

Partendo dalla Guerra contadina tirolese del 1525 e dalla figura di Michael Gaismair, la mostra costruisce un ponte fino al presente e si interroga: Come nasce una comunità? Come si manifesta la resistenza? E quale ruolo può avere l’arte?

Con opere di

Berty Skuber, Chiara Fumai, Christian Falsnaes, Fluoro Fleece Kunstkollektiv, Franz Pichler, Ingrid Hora, Jakob De Chirico, Jasmine Deporta, Karl Plattner, Leander Schwazer, Maria C. Hilber, Othmar Winkler, Peter Kaser, Peter Lorenz, Yaron Guerrero Santos

Luogo

Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno, Via della Commenda 11, 39049 Vipiteno

Sponsorizzato da

Cassa Raiffeisen Wipptal

de
it
07/07 - 25/08
#Meditationen
Nella calma risiede la forza
#Meditationen
de
 + 
it
18/08/2026

Yoga

Ore 8:30 - 9:45

25/08/2026

Yoga & visita guidata

La visita guidata in italiano si svolge dopo la lezione di yoga.

Trovare calma, ricaricare le energie – anche questo fa parte della partecipazione politica. Visite guidate alla mostra “Tentare una ribellione” offrono ulteriori spunti. Partecipazione possibile anche senza visita: meditazione sonora dalle 18:00, yoga dalle 8:30. È richiesta l’iscrizione.

Gestione

Gabriella Genetin

Iscrizione

museum@sterzing.eu

Prezzo

12€ (l'ingresso del museo incluso)

Luogo

Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno, Via della Commenda 11, 39049 Vipiteno

de
it
02/07 - 27/08
#Kunst
Visite guidate estive gratuite
#Kunst
de
 + 
it
06/08/2026

visite guidate estive gratuite

Ore 11:00 - 11:30

13/08/2026

visite guidate estive gratuite

Ore 11:00 - 11:30

20/08/2026

visite guidate estive gratuite

Ore 11:00 - 11:30

27/08/2026

visite guidate estive gratuite

Ore 11:00 - 11:30

de
it
11/09
17:00
#Kunst
Storie d'arte
#Kunst
de
 + 
it

L'arte contemporanea incontra l'ambiente storico: con l'inaugurazione di una nuova opera di Peter Kaser, il museo amplia il suo dialogo tra passato e presente.

Luogo

Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno, Via della Commenda 11, 39049 Vipiteno

de
it
22/09
19:00
#Forum
#Kunst
Bello ciao - mascolinità in cambiamento
#Forum
#Kunst
de
 + 
it
22/09/2026

Bello ciao - mascolinità in cambiamento

Martedì 22 settembre 2026, alle ore 19, presso il Teatro Comunale di Vipiteno, la scrittrice Barbara Bachmann e la fotografa Franziska Gilli presenteranno il loro nuovo libro “Bello ciao – La mascolinità italiana in trasformazione” (Raetia 2026).

“Quanto è grande la tua casa, quanto guadagni, quante volte fai sesso? Quando abbiamo deciso che la mascolinità è quantificabile? E perché continuiamo a sfidarci in una gara che non conoscerà mai vincitori?”

Tra cliché e pressioni sociali, tra privilegi e crisi: una condizione che gli uomini vivono ovunque, non solo in Italia. A foggiare il concetto di mascolinità in Italia concorrono però anche elementi peculiari: la Chiesa, il calcio, il culto della madre e il clima politico attuale.

Le due giornaliste tracciano il ritratto di una squadra di calcio della divisione dilettantistica, raccontano di un’inquietante festa dedicata alla mascolinità in un paesino sperduto, parlano con una coppia omosessuale, che ha un figlio, della suddivisione dei ruoli, assistono ad alcuni incontri del training antiviolenza e intervistano decine di uomini e donne su cosa significhi, oggi, essere uomini. Uno dei servizi fotografici esplora ambienti fortemente dominati dalla presenza maschile: i cardinali in Vaticano, le reclute degli Alpini in caserma, le riunioni dei capiredattori del quotidiano “la Repubblica”, giovani uomini che praticano il calisthenics…

Già nel 2021 le due giornaliste hanno pubblicato il loro primo libro scritto a quattro mani, “Santa o squaldrina – Essere donna in Italia”. La mostra omonima è attualmente visitabile presso il Museo Civico e Multimediale di Vipiteno. In combinazione con i fondi storici del museo, la mostra pone l’attenzione sui rapporti di genere, sulla partecipazione sociale e sui margini di manovra.

Barbara Bachmann è una giornalista freelance e collabora con riviste e settimanali in lingua tedesca, tra cui «Reportagen», «mare», il «Süddeutsche Magazin» e «Die Zeit». Franziska Gilli vive ad Hannover e lavora come fotografa freelance. Ha studiato gestione culturale, fotogiornalismo e fotografia documentaria. I suoi lavori sono stati pubblicati, tra l’altro, sulla «Neue Zürcher Zeitung», sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e sulla «Süddeutsche Zeitung».

La presentazione del libro fa parte del programma collaterale del Museo della Città e di Multscherm dedicato alla mostra temporanea “Puttana o santa – Essere donna in Italia”, visitabile fino alla fine di ottobre, dal giovedì al sabato, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 17.

Un evento organizzato dalla Biblioteca comunale di Vipiteno

Luogo

Teatro comunale di Vipiteno (ingresso gratuito)

Focus

Focus

Focus

Focus

Focus

Focus

Focus

Santa o sgualdrina - Essere donna in Italia

16/05/2026

Un lavoro di ricerca di Franziska Gilli e Barbara Bachmann

In quasi nessun altro paese europeo gli stereotipi femminili sono così diffusi - e così contraddittori - come in Italia. Sotto l'influenza della Chiesa cattolica, del periodo fascista e dal mondo trasmesso della televisione di intrattenimento, due modelli di ruolo opposti si mantengono particolarmente radicati: la prostituta e la santa.

La fotografa Franziska Gilli e la giornalista Barbara Bachmann hanno approfondito la questione di cosa significhi essere donna in Italia e hanno pubblicato i risultati della loro ricerca nel 2021 nel libro "Santa o squaldrina - Essere donna in Italia". Attraverso ritratti fotografici e storie personali, contrappongono immagini della realtà ai cliché comuni. Fanno così vedere che esiste anche un'altra Italia: un'Italia che da decenni denuncia queste contraddizioni e dove le donne trovano la propria strada al di là dei ruoli prestabiliti.

Inoltre, la mostra anticipa il libro "Ciao bello - Mascolinità in cambiamento", in uscita nell'autunno del 2026. Ancora una volta, Gilli e Bachmann rivolgono lo sguardo ai modelli di ruolo tradizionali e alle situazioni di vita concrete in cui le concezioni della mascolinità si manifestano e si evolvono.

Le immagini di Franziska Gilli e i testi di Barbara BAchmann mettono in luce quanto siano ancora oggi controversi i rapporti di genere. Con questa mostra, il Museo Civico e Museo Multscher intende dare un contributo al dibattito sociale, che sta assumendo sempre maggiore rilevanza nell'era delle camere di risonanza digitali - ad esempio in contesti come la cosidetta "manosfera".

Estratti da "Santa o sgualdrina - Essere donna in Italia" di Barbara Bachmann e Franziska Gilli, Bolzano, edizione Raetia 2021

Bambola

A partire dagli anni cinquanta, in particolare dagli anni settanta e poi con l'ingresso del futuro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel settore delle emittenti private, la televisione italiana diffonde un'immagine femminile dominata dalla figura della showgirl. Abiti succinti, trucco pesante e interventi di chirurgia estetica contribuiscono a creare lo stereotipo della donna-bambola alla quale si ispirano molte ragazze italiane. Per alcune, diventare una showgirl è il sogno che si portano dietro fin dall'infanzia. Per molte ragazze il concorso di bellezza di Miss Italia rappresenta da decenni un trampolino di lancio per una carriera nel mondo dello spettacolo. [...] Al termine della carriera da showgirl, alcune ragazze approdano al ruolo di co-conduttrici televisive. Eppure, anche nella nuova funzione, per molte rimane una sfida riuscire a proporre contenuti senza essere appiattite sulla propria fisicità. Soprattutto nelle fasce orarie di maggiore ascolto, è praticamente assente un'immagine femminile alternativa rispetto al modello dominante. (Bachmann, Gilli 2021, 10)

Madre

Nel Paese che venera madri e Madonne, nell'Italia che ama follemente i bambini c'è un tabù: il parto, per molte donne, è un'esperienza tutt'altro che gratificante. E quello che dovrebbe essere un momento straordinario, di gioia enorme, spesso diviene addirittura un evento traumatico per madre e bambino o bambina. E questo non perché la nascita sia intrinsecamente legata al dolore, ma perché le donne subiscono violenza. Da parte di medici, ostetriche e personale sanitario. La violenza è perlopiù verbale, talvolta anche fisica. Le esigenze della partoriente non trovano ascolto, le pazienti vengono ridicolizzate e offese, umiliate in un momento di particolare fragilità. (Bachmann, Gilli 2021, 83)

Il movimento femminista in Alto Adige nel XX secolo

20/08/2026

Nonostante il loro ruolo significativo nelle aziende agricole, nell’agricoltura e nelle faccende domestiche, alle donne era in gran parte precluso l’accesso alla partecipazione politica. Le strutture patriarcali della società, il carattere rurale della regione e il quadro istituzionale limitavano fortemente le possibilità delle donne di organizzarsi politicamente. [...] All’inizio del XX secolo, rispetto al resto del Tirolo, l’Alto Adige [presentava] un notevole ritardo nelle attività organizzative delle donne e nello sviluppo delle strutture sindacali. [...] Tra le ragioni dello scarso sviluppo dei sindacati in Alto Adige venivano citate la mancanza di forze mobilitanti e di grandi imprese industriali, nonché ostacoli naturali (Volkszeitung 1910c, p. 11). Allo stesso tempo, le donne si dedicavano sempre più all’attività lavorativa, poiché l’aumento del traffico di persone e il fiorire del turismo in Tirolo creavano un crescente fabbisogno di manodopera, in particolare nel settore della ristorazione e dell’ospitalità alberghiera. Il sindacato si sentì in dovere di proteggere le donne dallo sfruttamento, come era consuetudine in questo settore, anche attraverso la creazione di organizzazioni femminili a livello locale (Volkszeitung 1910c, S. 13),

Alcuni sindacalisti maschi non consideravano le donne come soggetti bisognosi di tutela, bensì come una minaccia per la forza lavoro maschile: «Occorre prestare maggiore attenzione all’organizzazione femminile, poiché anche la donna sta diventando sempre più una concorrente dell’uomo. Se in questo ambito non si procederà alla sensibilizzazione e all’organizzazione, ciò si ritorcerà amaramente contro di noi negli anni a venire, quando la manodopera femminile verrà impiegata sempre più per soppiantare quella maschile.»

[I]n occasione della seconda Giornata internazionale della donna, l’11 maggio 1912 si tenne l’assemblea costitutiva dell’organizzazione femminile di Franzensfeste. Tra i numerosi presenti c’era anche Maria Ducia, che era giunta appositamente da Lienz per tenere il suo discorso. Nel suo intervento sottolineò l’importanza della Giornata della donna e la rivendicazione del diritto di voto per le donne. Ducia era nota per i suoi discorsi combattivi, nei quali trasmetteva i propri messaggi in modo incisivo attraverso esempi calzanti e riusciva a entusiasmare il pubblico per le sue cause. Concluse il suo discorso a Franzensfeste con l’appello «Via il diritto di voto!» e anche questa volta riuscì a entusiasmare il pubblico.

La marcia dei fascisti su Roma del 28 ottobre 1922 e la successiva ascesa al potere di Benito Mussolini segnarono la fine dell’ordinamento statale liberale in Italia. Questa svolta politica portò alla definitiva rinuncia alle aspettative originarie nutrite dalla popolazione di lingua tedesca in merito all’autogoverno autonomo e alle garanzie politiche. Il regime fascista concepì invece per l’Alto Adige un programma sistematico di italianizzazione, che comprendeva misure di assimilazione linguistiche, politiche e sociali. Paradossalmente, il regime adottò una doppia strategia: da un lato proclamava un’ideologia conservatrice dei ruoli di genere, che riduceva le donne alle loro funzioni riproduttive e domestiche di mogli e madri; dall’altro, i fascisti riconoscevano il ruolo centrale delle donne nel processo educativo delle future generazioni. L’integrazione strumentale delle donne, anche in posizioni dirigenziali, nelle organizzazioni di massa fasciste come l’ONAIR (Organizzazione per l’Assistenza all’Italia Liberata), l’ONMI (Organizzazione per la Maternità e l’Infanzia) e i Fasci femminili serviva principalmente all’educazione ideologica e alla formazione di una futura generazione fedele al regime. (Spada 2019, S. 12-19).

Con la liberazione dell’Italia dal nazifascismo il 25 aprile 1945 e la riorganizzazione democratica, anche il ruolo politico e sociale delle donne subì un cambiamento radicale. Per la prima volta, con il decreto n. 74 del 10 marzo 1946, alle donne italiane maggiorenni fu concesso il diritto di voto attivo e passivo. Dopo l’entrata in vigore della Costituzione italiana il 1° gennaio 1948, l’11 aprile dello stesso anno tutte le italiane e tutti gli italiani furono chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. L’affluenza alle urne fu allora pari a un notevole 94,03%.

I movimenti femminili in Alto Adige si sono trovati e si trovano tuttora a dover affrontare sfide specifiche: le tensioni tra i modelli di ruolo tradizionali, i problemi strutturali e l’ordine sociale patriarcale continuano a caratterizzare il dibattito. L’influenza della Chiesa cattolica e il particolare contesto culturale di questa provincia multilingue e autonoma svolgono in questo contesto un ruolo importante. Nonostante i numerosi progressi compiuti, la piena parità di genere rimane un obiettivo finora irraggiungibile: gli stereotipi di genere tradizionali, le disparità strutturali e la rappresentanza politica delle donne, ancora esigua, continuano a rappresentare ostacoli significativi. Inoltre, permangono disparità salariali di genere, determinate, tra l’altro, dal lavoro non retribuito aggiuntivo svolto dalle donne nelle faccende domestiche, nella cura dei figli e nell’assistenza, che hanno ripercussioni sia economiche che sulla salute delle donne.

A 450 ANNI DALLA MORTE DI MICHAEL GAISMAIR

27/03/2025

di Alexander Langer

Chi è l'eroe nazionale tirolese? La maggioranza degli interpellati, tirolesi e non, indicherebbe senza esitazione "Andreas Hofer", il capo della rivolta per certi versi vandeana che oppose nel periodo napoleonico il popolo tirolese agli eserciti franco-bavaresi che sulle punte delle loro baionette portavano le benedizioni della rivoluzione francese e dell'illuminismo borghese.

Perchè nella coscienza tirolese ritrovi spazio anche la rivolta. A giudicare dai monumenti, dalla memoria storica collettiva e dalla storiografia tirolese questa conclusione si imporrebbe nettamente.

Ed invece esiste nella storia tirolese un altro personaggio che ben altrimenti eccelle per statura europea e per incidenza politico-sociale, solo che per una serie di ragioni ha dovuto essere rimosso e dimenticato. Si tratta di Michael Gaismair, il più importante capo politico-militare della rivolta contadina del '500 in Europa, dopo Thomas Müntzer. Gaismair era nato in un maso di Tschöfs, vicino a Sterzing (Vipiteno, secondo la traduzione di Tolomei), ed aveva conosciuto ben presto, grazie alle sue doti intellettuali eccezionali, i metodi di governo delle classi dominanti, ecclesiastiche e nobiliari: aveva lavorato al servizio sia del governatore asburgico del Tirolo, sia del vescovo di Brixen (Bressanone).

In quel tempo in tutta l'Europa centrale i contadini si stavano levando contro l'oppressione e la spoliazione feudale ed avevano assunto la dottrina della riforma protestante a legittimazione ideologica della loro richiesta di libertà ed uguaglianza e di abbattimento dei privilegi feudali. Negli anni dal 1519 al 1526 la guerra dei contadini coinvolse molte regioni, dalla Turingia alla Svevia, dal Tirolo al Salisburghese, dalla Bavaria alla Sassonia. La rivolta fu sconfitta essenzialmente perchè la nascente borghesia, dopo qualche esitazione iniziale, scelse di schierarsi dalla parte della nobiltà invece che da quella dei contadini: una sconfitta storica che in tutta l'area di lingua tedesca fece passare radicalmente e per secoli ogni voglia di rivoluzione. Nel Tirolo i contadini, ed anche una parte della borghesia urbana minuta e del basso clero, avevano motivi di doglianze simili a quelli di tutti gli altri contadini del meridione tedesco: una lunga tradizione di relativa libertà e dignità veniva via via soffocata da una nobiltà sempre più rapace, che compensò la perdita del suo potere derivante dall'ascesa dei ceti borghesi con una più feroce spoliazione delle campagne.

La situazione economica e sociale dei contadini era peggiorata, le corvée aumentate a dismisura, le libertà ed i diritti quasi del tutto confiscati in favore dell'aristocrazia. Vi si aggiungeva una crescente disparità con le condizioni di vita (e dei prezzi) nelle città che proprio allora stavano per diventare i veri centri del potere. Nel Tirolo aveva funzionato da ulteriore scintilla per la rivolta il regime instaurato dal "Landesfürst" (il principe absburgico del Tirolo) Ferdinando, educato in Spagna e del tutto estraneo alle tradizioni di libertà e di autonomia che il popolo tirolese ed il quarto stato già allora rappresentato nella Dieta (i contadini) avevano saputo conquistare e difendere contro le aspirazioni centralistiche della corte absburgica.

Gli effetti economici e politici di questo regime (tasse, ingiustizie, imposizione di funzionari, ecc.) fecero scoppiare la rivolta, che – sotto la guida di Gaismair, acclamato sin dai primi scontri vicino a Brixen, contro l'abbazia di Neustift (Novacella), capo della rivolta – divampò in tutto il Tirolo, a nord ed a sud del Brennero, compreso nelle valli trentine di Non, Sole e Fiemme. Il genio politico e sociale di Gaismair si manifestò sopratutto nella stesura degli oltre 90 articoli della "Landesordnung", del nuovo ordinamento del Tirolo, approvato da una Dieta di soli rappresentanti di contadini e di borghesi a Merano nel 1525: una generale riforma ugualitaria della società, la fine dei privilegi feudali del clero e della nobiltà, uno sforzo collettivo per l'istruzione del popolo, il risanamento economico basato sulla socializzazione delle miniere, sulla bonifica delle palude e su nuovi rapporti paritari tra campagna e città; un ordinamento politico spiccatamente democratico, con l'armamento del popolo al posto dei mercenari.

La rivolta fu ugualmente sconfitta, come in tutto il resto d'Europa. Nel Tirolo aveva saputo darsi il programma politica più articolato ed organico che si conosca. Gaismair però dovette fuggire, e fu alla fine ucciso da sicari imperiali, nel 1532, a Padova, sul territorio della repubblica di Venezia che per un certo tempo aveva appoggiato i suoi sforzi di riorganizzazione dei contadini, in funzione anti-absburgica. La sconfitta di quella rivolta anche nel Tirolo cancellò radicalmente e, fino ad oggi, definitivamente ogni idea di ribellione all'autorità costituita. Solo con Andreas Hofer, alla fine del '700 e sino al 1810, ci fu un nuovo sollevamento, ma questa volta per invocare il ritorno del Tirolo sotto l'imperatore e la restaurazione dei diritti del trono e dell'altare.

Gaismair è stato dimenticato e rimosso. Solo nel '800 da parte liberale e poi socialista si era cominciato a rivisitarlo e rivalutarlo. I nazisti avevano a loro volta tentato, negli anni trenta, di farne un eroe nazionalpopolare a loro uso e consumo. Dopo la seconda guerra mondiale l'attenzione anche delle correnti di sinistra cominciò a riscoprire Gaismair, del quale Marx ed Engels avevano scritto con grande ammirazione. L'opera più importante su Gaismair è stata scritta, significativamente, non da un tirolese o austriaco, ma da uno storico cecoslovacco, Josef Macek, studioso del rinascimento europeo.

A 450 anni della sua morte, avvenuta il 15 aprile 1532, il "Comitato per l'altro Tirolo" (un organismo di coordinamento dei settori sociali, culturali e politici avanzati e minoritari nel Tirolo a nord e sud del Brennero) con la "Michael-Gaismair-Gesellschaft" di Innsbruck, la Südtiroler Hochschülerschaft (universitari sudtirolesi) ed altri organismi culturali di Bolzano dà vita alle "giornate Gaismair 1982", in due sessioni, a Bolzano (16-17 aprile), con un convegno storico e la presentazione di una complessa ricerca sul "sistema politico e sociale del Tirolo".

Perchè nella coscienza tirolese ritrovi spazio anche la rivolta.

01.03.1982, Letture trentine e altoatesine, marzo 1982

Tentare una ribellione

02/05/2026

Michael Gaismair

Michael Gaismair (1490-1532), nato a Ceves presso Vipiteno, la sua cosiddetta "Landesordnung" e la guerra contadina tirolese sono stati interpretati in modo molto diverso a seconda dell'orientamento politico e ideologico. I circoli conservatori respingevano la ricolta dei contadini tirolesi contro l'ordine da loro considerato voluto da Dio, definendola rivoluzionaria, immorale e anticattolica. Al contrario, correnti liberali, socialiste e in seguito anche nazionalsocialiste esaltavano Gaismair come riformatore, precursore della giustizia sociale o persino come antesignano del pangermanismo. La costruzione mitica della figura di Gaismair fu favorita dalla scarsa documentazione biografica disonibile.

Nonostante l'aumentato interesse scientifico, Gaismair rimase a lungo relativamente sconosciuto al grande pubblico. Anche iniziative isolate come mostre, rappresentazioni teatrali e convegni negli anni commemorativi 1975/76 e 1982, così come l'intitolazione di strade, piazze e targhe commemorative, non riuscirono a sottrarlo a una memoria superficiale o ideologicamente distorta.

Poiché la storia viene sempre ricordata in modo selettivo - a seconda degli interessi politici e dei discorsi sociali - la grande sfida consiste nel comprendere Gaismair come figura storica complessa, evitando una nuova strumentalizzazione ideologica. Il modo in cui è stato ricordato negli ultimi due secoli è esemplare per mostrare come le figure storiche possano essere utilizzate per costruire identità collettive o per escludere l'altro - e quanto facilmente possano essere svuotate di contenuto o strumentalizzate.

Rivoluzione oggi

La storia non è uno specchio neutrale del passato. È una costruzione, un fitto intreccio di racconti, prospettive - e spazi vuoti. Chi racconta la storia, e come? Chi resta invisibile, cosa rimane inascoltato - e come influenzano questi punti ciechi la comprensione del passato, del presente e del futuro?

Il gusto per la grande messinscena, la sfacciata esibizione del proprio potere, un'arte che vuole brillare a tal punto da far scomparire ogni dubbio o ambiguità morale - tutto questo oggi vive una rinascita. O forse non se n'era mai andato? Lo spazio immaginativo si dispiega nel campo delle intelligenze artificiali, che producono e riproducono milioni di immagini e parole. Un'opera di stregoneria? Forse - ma con il potenziale di far parlare gli spiriti.

Rete

Rete

Rete

Rete

Rete

Rete

Rete

Contatto

Contatto

Contatto

Contatto

Contatto

Contatto

Contatto